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Bando rigenerazione urbana: i criteri di selezione dei progetti

05-11-2020

Bando rigenerazione urbana: i criteri di selezione dei progetti  - photo by Mike Swigunski on unsplash.com

 

Arriva il Bando Rigenerazione urbana: dal governo 850 milioni di euro per progetti di restyling delle periferie per i Comuni e le Regioni con oltre 60mila abitanti.

Si tratta del decreto interministeriale, firmato dalla ministra alle Infrastrutture, Paola De Micheli, e controfirmato dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini che potrà movimentare ingenti risorse per il restyling delle città.
Un piano imponente che si lega alla Legge di Bilancio entrata in vigore nel gennaio 2020 dove trovava appunto posto il tema della riqualificazione urbana, con un’attenzione particolare data alle periferie.

A chi è rivolto il bando?
Il bando è rivolto a Regioni, città metropolitane, comuni capoluoghi di città metropolitane e di provincia, comuni di oltre 60mila abitanti: potranno presentare fino a tre proposte ciascuno, avranno 120 giorni per farlo (ci sarà poi una seconda fase con una maggiore articolazione delle proposte nei successivi 120 giorni).

Ma quali soni i criteri di selezione?
Il bando preferirà “gli aspetti innovativi e di green economy, quelli che porteranno maggiori investimenti su immobili di edilizia residenziale pubblica, sulle aree a maggiore tensione abitativa, che prevedono il recupero e la valorizzazione dei beni culturali, ambientali e paesaggistici ovvero il recupero di testimonianze architettoniche significative”, si legge nel testo.

Fra i criteri di selezione dei progetti spicca per rilevanza strategica quello della lettera D che chiede «bilancio zero del consumo di nuovo suolo» mediante interventi di recupero e riqualificazione di aree già urbanizzate.

Saranno premiate anche le proposte che avranno maggiore qualità e coerenza con le finalità di cui all’articolo 1, comma 437, della legge 160/2019, in particolare «presenza di aspetti innovativi e di green economy» (lettera A), quelle che porteranno maggiori investimenti su «immobili di edilizia residenziale pubblica, con preferenza per le aree a maggiore tensione abitativa» (lettera B) e la presenza nell’intervento di «recupero e valorizzazione dei beni culturali, ambientali e paesaggistici ovvero recupero e testimonianze architettoniche significative» (lettera C). L’ultimo criterio (lettera G) è l’applicazione della metodologia Bim (Building Information Modeling) e della progettazione digitale.

Avranno inoltre la precedenza i progetti che saranno in grado di attivare risorse pubbliche e private in aggiunta a quelle richieste sul fondo, e quelli che coinvolgeranno operatori privati.

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